La nuova frontiera dei supercomputer

Una rimonta tutta italiana

A Francoforte si è tenuta l’International Supercoming Conference durante la quale è stata pubblicata la lista dei luoghi dove sono presenti i 500 supercomputer più potenti al mondo.

L’interesse si è concentrato su quelli che sono i primi dieci Paesi che, anche se non sono produttori, possiedono nel proprio territorio uno di questi elaboratori di calcolo.

Ma l’Italia come si è distinta? Era il 1999 quando nel nostro Paese venne prodotto l’ultimo calcolatore elettronico di Olivetti; oggi invece l’Italia si trova ad essere tra le prime posizioni a livello mondiale e al primo posto come paese europeo.

Nonostante la maggior parte delle installazioni mondiali siano dominio degli Stati Uniti d’America e della Repubblica Popolare Cinese, il quinto e nono posto sono occupati da elaboratori insediati nel territorio italiano, più specificatamente nella provincia di Pavia e in quella di Bologna.

La nostra eccellenza vanta pertanto due straordinari progetti: il primo (HPC5) aiuta ad individuare, attraverso la raccolta di informazioni geofisiche e sismiche di tutto il mondo, in tempi rapidi e a basso costo, aree ricche di minerali; il secondo (Marconi-100) ha la capacità di ricreare digitalmente il comportamento delle proteine che permettono al virus Covid-19 di replicarsi, la finalità perciò è di individuare composti farmaceutici che riescano a ridurne l’aggressività.

Il campo dell’informatica è in continua evoluzione, con il progetto “Human Brain Project” si vuole realizzare, sempre con l’uso di un supercomputer, una simulazione del funzionamento del cervello umano: iniziativa a cui partecipano 22 Paesi, inclusa l’Italia.

Fa ben sperare quindi l’intraprendenza italiana e il suo essere possessore di macchine complesse, così da continuare a credere e investire nel settore tecnologico, vista la sua fondamentale capacità di poter accrescere settori come la scienza, l’industria e l’economia.

Beatrice ZILIOTTO

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