L’educazione online non è vera educazione

Università – Gli Atenei torinesi si stanno muovendo con circospezione tra didattica mista, distanziamenti, turnazione delle aule e, soprattutto, tanti timori. Il confronto dell’equipe di Pastorale universitaria con il Politecnico e l’Università degli Studi di Torino è costante per poter rispondere ai giovani ed alle famiglie preoccupati del domani.

L’autunno sarà complesso sotto tutti i punti di vista e il mondo universitario non farà accezione. Gli Atenei torinesi si stanno muovendo con circospezione tra didattica mista, distanziamenti, turnazione delle aule e, soprattutto, tanti timori. Fare chiarezza, come molti invocano, non è facile. Durante questi mesi il confronto dell’equipe di pastorale universitaria con il Politecnico e l’Università degli Studi di Torino sono stati costanti per poter rispondere ai giovani ed alle famiglie preoccupati del domani.

Il tavolo dei collegi di ispirazione cattolica (Acuto) sta affrontando la questione sin dall’inizio, ma nessuno ha soluzioni facili ad un problema estremamente complesso. Le iscrizioni languono, i fuori sede sono in attesa, tante le disdette, coloro che hanno una borsa di studio faticheranno a trovare una sistemazione: le norme covid hanno decurtato tutto trasformando le camere doppie in singole.

Diversi giovani stanno scegliendo di completare i propri percorsi nella regione di appartenenza nonostante anni di sacrifici e studio matto e disperatissimo rinunciando così ad un titolo erogato dai nostri Atenei. I neo maturi si interrogano: se è boom per le professioni sanitarie, per cui permane però il numero programmato, per le altre facoltà i dubbi sono tanti. Paure ed ansie che si fanno sentire, la fatica di una didattica on line che non ha soddisfatto ma, soprattutto, l’impossibilità di considerare come accademico un percorso senza il contatto con i pari, senza quella parte essenziale per la maturazione umana ed intellettuale che è la presenza e la vicinanza, il vivere la comunità accademica in aula ed in corridoio, alla macchinetta del caffè ed in biblioteca. Sappiamo bene che l’università non sono libri e nozioni, ma contatti e relazioni: il sapere è frutto di una contaminazione continua tra generazioni, persone, sensibilità e tradizioni che si tramandano.

In tutto questo la Chiesa come può muoversi e fare la sua parte? Le direttrici sono almeno quattro: la residenzialità universitaria che coinvolga le parrocchie; il farsi prossimi nell’ascolto della fragilità degli studenti, smarriti e tentati da soluzioni drastiche e poco ponderate; la disponibilità di spazi per lo studio ed il confronto che possa sopperire alla già scarsa disponibilità pre-pandemia; ed infine nuovi strumenti digitali per mantenere i contatti, fare formazione e dare continuità ai percorsi.

Durante la pandemia ed il lockdown la creatività dei giovani ha accompagnato tanti processi diversi: dalle prove dei cori su Zoom, alla formazione continua dei giovani della Fuci, dai webinar per affrontare esami e discussioni di tesi on line, sino alla direzione spirituale via Skype. Esperienze preziose che non devono sostituire quelle in presenza, ma possono affiancare un tempo in cui sperimentare è cercare nei segni dei tempi vie nuove che lo Spirito suggerisce, senza la paura dell’ignoto e del fallimento.

Dal nostro punto di osservazione la pandemia ci ha restituito un bisogno autentico di testimonianza cristiana e, là dove alcune porte erano chiuse, oggi la realtà drammatica e solenne, le apre di nuovo. Viviamo tutti la fatica di dover reinventare buona parte della nostra pastorale, l’inconsistenza di una proposta semplicemente ripresa da una telecamera e l’oggettiva fatica per la scarsezza di risorse economiche e laicali mature, tuttavia questo può essere un tempo rinnovato di generosità, una scossa che ci coinvolga al di là del consueto e coinvolgendo gli universitari possa dare vita a nuove esperienze. Questa è l’epoca in cui è mutato il modo di pensare: dal perché accadono le cose vige l’interesse al come farle accadere. Siamo passati dalla scienza alla tecnica, dal dominio della prima alla resa incondizionata alle pretese salvifiche della seconda. Sappiamo che è un errore, il virus ce lo ha confermato.

Oggi soprattutto nei confronti dei più giovani è centrale riportare la questione delle domande, la questione del perché. Dopo la pandemia molti, come l’eunuco di Candace, sono in viaggio senza rendersi conto di quello che stanno leggendo, del senso di quello che stanno facendo. Aprire cortili, aule, case ed accoglierli è oggi salire sulla lettiga come fece Filippo: leggiamo anche così quanto la Provvidenza ci propone oggi.

don Luca PEYRON

Ivan ANDREIS

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