Specializzazione delle mafie: ecco l’ultima frontiera

Una delle fonti più redditizie di guadagno per le mafie è senza dubbio l’attività di riciclaggio del denaro sporco, reimmesso nel sistema dopo creative e diversificate azioni di pulizia.

Una delle capacità più distintive delle mafie è il fiuto di intercettare velocemente nuove fonti di profitto e spazi in cui poter fare business, in maniera evoluta o tradizionale, sempre al puro scopo di moltiplicare banconote.

Da tempo, il fascinoso Metaverso e il Dark Web rappresentano territori fertili per il proliferare di piattaforme criptate e sistemi di scambio di dati, informazioni, oggetti, soldi in maniera poco tracciabile e comprensibile.

La Direzione investigativa antimafia (DIA), ha posto recentemente l’attenzione sui livelli più profondi di internet, accessibili a molti ma utilizzati al pieno delle “potenzialità” da pochi. Tra questi pochi, le mafie, che sfruttano opportunità di profitto espandendosi in maniera speculativa, avvantaggiandosi della moneta delle cose e degli NFT (Non Fungibile Token, per esempio, opere d’arte).

Per questi motivi, gli investigatori devono evolvere insieme ai criminali, anzi, anticiparne le azioni, intercettarne le percezioni e stare al passo aggiornandosi e preparandosi tecnicamente più di quanto non abbiano fatto fino ad ora, consapevoli come e più di tutti che le future sfide si combatteranno nell’intangibile mondo digitale. Il tempo diventa un fattore fondamentale per distrarre e neutralizzare i flussi illeciti.

Sarà indispensabile e necessario un intervento normativo, sovranazionale e a livello di UE, che chiarisca l’attività dei fornitori di servizi online, scevrandole della valenza criptata e creando una legislazione uniforme sulle “prove digitali”.

Un approccio oplitico consentirebbe di intervenire anche in quei Paesi le cui normative sono ampiamente (volutamente?) lacunose in merito alle legislazioni anticrimine, particolarmente apprezzati dalle organizzazioni “mafia style”.

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