Dai videogiochi l’impulso per sviluppare l’Intelligenza Artificiale

La musica è un’armoniosa compenetrazione tra corpo e anima, tra la parte tecnica, virtuosistica, quello che appartiene alle mani e al cervello; e la parte emotiva, ispirazionale, quella che fa riferimento al cuore.

Questa magica combinazione tra “hard” e “soft” vale anche per il mondo della tecnologia cosiddetta intelligente. Quando si parla di intelligenza artificiale si insiste normalmente sull’efficacia degli algoritmi e sulla ricchezza dei set di dati. Si dimentica che nulla di tutto questo sarebbe possibile se non fosse per l’enorme potenza computazionale che fa girare la roulette delle formule e dei dati.

In effetti gli algoritmi che rendono possibile machine learning e deep mining esistono da decenni; se ne stavano però appoggiati sulla mensola, sostanzialmente inerti, come i ricordi di viaggio ereditati da un parente, in attesa del motore necessario per alimentarli.

Pare incredibile, ma la soluzione è arrivata dai videogiochi. Dalla gara per creare videogames sempre più complessi e processori sempre più potenti sono emerse le GPU, Graphical Processing Unit, capaci di agire in multitasking cioè svolgendo parecchi compiti in parallelo.

Dai videogiochi l’utilizzo delle GPU si è esteso rapidamente, in particolare allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, dove fanno girare i famosi algoritmi rimasti da tempo sugli scaffali. Grazie a questo e ad altri progressi della parte hardware, gli algoritmi dell’AI hanno preso vita, iniziando a risolvere problemi e a cambiare il mondo che abitiamo.

Per capire di cosa stiamo parlando, poche settimane fa Meta (Facebook e compagnia) ha annunciato il prossimo completamento di un mostruoso supercomputer, necessario per gestire il metaverso prossimo venturo. Il nuovo mostro (“Research SuperCluster”) potrà contare sulla potenza di fuoco di 16.000 GPU, ingoiando 16 terabyte al secondo di dati e gestendo dei data set di un exabyte (pari a 36.000 anni di video ad alta qualità), elaborando simultaneamente trilioni di parametri.

L’accelerazione è formidabile. Dal 2012 in poi la potenza computazionale richiesta dai modelli più complessi di AI è raddoppiata ogni 3,4 mesi. Immaginate di essere in grado di sollevare un peso di 10 chili e che grazie alla vostra ferrea forza di volontà siate in grado di raddoppiare ogni 3 mesi e mezzo il peso che riuscite a sollevare. 20 kg tra 3 mesi e mezzo, 40 chili tra 7 mesi, 80 chili tra 10 mesi e mezzo, e così via. Entro due anni arriverete a sollevare una tonnellata, cioè il doppio del record del mondo attuale.

La soluzione di un problema dipende in modo proporzionale dalle risorse messe a disposizione per affrontarlo. Gli algoritmi dell’AI si sviluppano a un ritmo tale da togliere il fiato quando possono disporre della forza della crescita esponenziale.

Questo aspetto ha un impatto diretto sulla vita di aziende, enti, organizzazioni e anche individui. Se è vero, com’è vero, che la tecnologia (in particolare quella “intelligente”) è ormai pervasiva e invasiva, ogni tre mesi e mezzo la dimensione delle cose che mi interessano è già raddoppiata. Siamo a fine marzo, ora di metà luglio il territorio da gestire sarà grande due volte tanto. E questo restando su un piano puramente quantitativo.

La vecchia scuola insegna che il successo dipende da fattori quali esperienza, focalizzazione e anche pazienza. Ma il futuro (il presente) è del multitasking e della crescita veloce.

Per quanto riguarda i computer questa è una sfida che si risolve in senso puramente tecnico, ma dove si trova nella vita reale questa capacità di fare tante cose contemporaneamente, e tutte bene, e  sempre più velocemente? Alcuni parlano di una nuova sfida evolutiva che è possibile vincere solo facendo emergere una sorta di coscienza collettiva che potenzi gli individui. Sembra evidente quali formidabili sfide si pongano anche relativamente al semplice modo di concepire il ruolo della persona e il modo corretto di stare al mondo. Tutta colpa dei videogiochi …

Alessandro CEDERLE, Innovation Consultant

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