La religione oggi, tra il «vuoto» fisico e il «pieno» della rete

Celebrazioni in chiese senza fedeli e con il solo celebrante, Messe domenicali via skype, siti on line per la catechesi e altre innovazioni digitali: è lo strano silenzio che ci circonda e dal quale usciamo soltanto ricorrendo alla tecnica che, direi, si vendica della «superiorità dello spirito» e sembra che ci dica che senza di lei non c’è più spirito che tenga.

Sociologi e filosofi mettono in guardia dal pericolo del sopravvento di una tecnica da cui siamo ormai letteralmente avvolti. Siamo solo agli inizi, soprattutto per una religione, quale quella cattolica post-tridentina, che si è organizzata primariamente su significanti reali (cioè comunità territoriali, riti, simboli, rapporti reali) e non su significanti digitali. Difatti si vede ora la corsa a Messe, celebrazioni, rapporti on line. Giorni fa ho seguito la messa di papa Francesco in S. Pietro e credo di non aver mai colto così nettamente la «sospensione del tempo e dello spazio» di cui parlano studiosi della religione quale Eliade. Quello spazio non era San Pietro vuoto, ma un altro spazio: era come se lo spazio-tempo si fosse ritirato. La tecnica aveva permesso la trasmissione di un’esperienza «mistica» e si era, in un certo senso, riscattata. Questa è l’ipotesi dell’affascinante, o inquietante, supremazia della comunicazione in rete e delle esperienze cyborg che documentano la minore rilevanza della comunicazione diretta e personale tra gli individui, oltre che la destrutturazione di molte delle comunità territoriali e di tradizione. Le stesse pratiche collaborative e le forme di dono in rete paiono diventare per molti una risposta alle incertezze provocate dalla rottura di equilibri sociali tradizionali. Anche gli individui religiosi non sono esenti da questi progressivi spaesamenti dalla vita reale.

Il vuoto delle esperienze spirituali istituzionali permette altre esperienze e comunicazioni in rete. Si tratta di nuove forme religiose che il coronavirus ha fatto esplodere con le limitazioni imposte agli stili di vita individuali e collettivi e con l’improvvisa sequenza di smaterializzazioni dei rapporti sociali. Il mercato del lavoro con il lavoro da casa (smart working), le scuole e le università con la didattica online. Il mondo religioso con le chiese, le sinagoghe, le moschee e tutte le loro strutture chiuse ai fedeli. Ne è emerso un generale ricorso agli strumenti di comunicazione e agli incontri online. Nei mondi religiosi queste sperimentazioni erano già iniziate sia nella forma della religion online sia in quella dell’online religion. Del resto, il mondo online è per sua stessa natura generativo di immaginari, anche religiosi. Ci si riferisce qui non tanto alla religion online, quanto all’online religion. La prima è propria delle istituzioni religiose che utilizzano la rete per promuovere attività, trasmettere documenti, comunicare messaggi, conservare testi. All’opposto, diversi e più profondi sono gli effetti che può produrre la online religion sulle identità dei fedeli e sulle loro esperienze spirituali Nella online religion si indebolisce il potere delle istituzioni e gli individui si affacciano come naviganti a una condizione superiore, trasformandosi in veri e propri cyborg in rapporto simbiotico con la tecnologia digitale. È la online religion a produrre anche nuovi immaginari.

La maggiore sfida alla Chiesa cattolica postridentina pare essere quella relativa ai significanti. In linguistica, significante è l’immagine acustica, visiva, sociale, la «faccia esterna» del segno (quella interna è il significato), ossia l’elemento formale che consente di identificare le diverse realizzazioni foniche concrete, sociali del segno. Significante è quindi un evento, un gruppo, una persona, un testo, una musica, un rito, un’istituzione e altro. Ogni significante è portatore e contiene in sé un significato. Nel contesto contemporaneo, non è più soltanto il materialismo consumista a dominare le tendenze culturali, ma anche un’altra corrente che conduce nella direzione della «anti-materialità», riscontrabile nella spiritualità contemporanea delle forme sempre più sofisticate di smaterializzazione del significante. Nel mondo cristiano, ad eccezione di quello protestante, tutta la vita religiosa è intessuta di corporeità: luoghi, sacramenti, feste, comunità locali, edifici, tempi, ministri e altro. Come si potrà farne a meno?

Luigi BERZANO
Docente Università degli Studi di Torino

Qui il pezzo originale e gli altri contributi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *