Tecnologia: rigetto o scontro? Una indagine nelle aziende

In inglese è il «tech-lash», il rigetto della tecnologia. Un atteggiamento diffuso soprattutto prima della pandemia e che potrebbe in qualche modo ripresentarsi dopo. Secondo l’autorevole Technology Vision Consumer Survey 2020 di Accenture, l’azienda di consulenza globale che meglio di altre è in grado di intercettare i trends mondiali rispetto ad economia, finanza e collocazione delle imprese, questo è vero sino ad un certo punto.

Il report indica che le persone usano la tecnologia più che mai ma, soprattutto, per il 52% dei consumatori essa ha un ruolo di primo piano o è comunque presente e radicata in quasi tutti gli aspetti della loro quotidianità. E per il 19% essa ormai è talmente una parte integrante della loro vita da essere percepita come un’estensione di sé stessi. Per accentuare dunque più che a un «tech-lash», stiamo assistendo a un «tech-clash». La gente non è contraria alla tecnologia, ma le aziende la sviluppano e la implementano utilizzando ancora le strategie dei decenni passati applicando soluzioni senza trasparenza, lasciando le persone fuori da decisioni che, invece, incidono direttamente sulla loro vita.

Nei prossimi dieci anni, sempre secondo il colosso americano, sapersi orientare nel «tech-clash» sarà la sfida cruciale per i manager. Finora le aziende hanno avuto il grande vantaggio di poter approfittare della roadmap tecnologica definita dai pionieri del digitale. Oggi la tecnologia si sta evolvendo, trasformandosi da un vantaggio a un’aspettativa essenziale e quelle che ieri erano best practice stanno diventando i punti deboli di oggi. Le aziende devono quindi offrire esperienze più incentrate sull’uomo, in linea con quello che le persone si aspettano. Il successo della prossima generazione di prodotti e servizi dipenderà dalla capacità delle aziende di elevare l’esperienza umana, adattandosi al mondo che hanno creato.

In futuro, per essere leader occorrerà ripensare le ipotesi fondamentali sul funzionamento di un’impresa e ridefinire il rapporto tra persone e tecnologia. Insomma anche l’economia deve riconoscere che è giunta la stagione di pensare il digitale in chiave filosofica, umanistica e teologica.

L.G

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *